Settembre 08, 2010, 05:55:30 pm *
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Ossessione motocicletta - by Brando
 


Grazie a Marco che mi ha suggerito di pubblicare sul sito la storia della mia “BOL D’OR”.
Prima di descrivere la storia, vorrei allegare la prefazione del mio libro, “Ossessione motocicletta”, che ho scritto anni fa, ma che non è stato mai pubblicato per colpa di editori sanguisughe (teste di legno!).

Prefazione del libro:

Sul vocabolario della lingua italiana “Nicola  Zingarelli”, decima edizione minore del 1973, a pagina  648 alla voce “motocicletta” troverete scritto:
“motocicletta, singolare femminile. Veicolo veloce a due ruote, mosso da un motore a scoppio, ad uno o due cilindri.”

Forse è per il fatto che la motocicletta è una cosa che si fa cavalcare, e che essendo “singolare femminile” attrae più uomini che donne?
Oppure il fatto che è un “veicolo veloce” che richiama una cerchia di appassionati mezzi matti per questo mezzo di trasporto?
Qualsiasi è il motivo che vi spinge ad essere motociclista questa è una storia per voi, che vi farà viaggiare in moto senza esserci seduti sopra, ma magari siete  sdraiati su un comodo lettino da spiaggia con un bel mare di fronte, oppure siete sul vostro comodo divano con una buona tazzina di caffé e questo libro in mano, o meglio ancora, seduti sulla tazza del cesso… in qualsiasi posto siete vi auguro buon viaggio.

Con questo scritto s’intraprende un viaggio nella mente di un motociclista che, solitario, se ne va a spasso senza una meta precisa. Immerso nella solitudine nel proprio casco, scoprirà dalla visiera, unica finestra sul mondo, le splendide sensazioni di un uomo che viaggia sul sottile confine tra la strada e l’anima.

Nella seconda parte brevi storie dove gli unici protagonisti sono sempre  moto e motociclista.


capitolo 10

una fantastica Honda cb 1100 f classe 1981


§


Dopo alcuni anni vendetti il Monster e comprai una miriade di motociclette, di vario genere una Harley, delle enduro, altre naked, ma quando acquistai una “Honda CBF del 1981” riscoprii sensazioni che avevo rimosso da tempo.
La moto era in pessimo stato ma nonostante tutto me ne innamorai lo stesso e in fondo la pagai veramente poco (L. 1.200.000).
Questa moto non mi ha dato pace, aveva una infinità di problemi da risolvere e con lei ho imparato a fare il meccanico. Rispolverai alcune nozioni di meccanica che avevo intrapreso alle scuole superiori, quando studiai per diventare disegnatore meccanico.
Ogni motociclista in fondo conosce la miglior cura per il proprio mezzo.
Gli otto precedenti proprietari avevano messo mano ovunque, rompendo, modificando inutilmente la mia moto.

-Smontando si impara, ma si sbaglia anche creando dei danni che però sono un valido insegnamento per le prossime volte.
-Smontando il mezzo apprezzi il progetto dell’ingegnere che ha creato l’opera che poi cavalcherai, e con gli occhi vedrai i dettagli che ti renderanno felice nell’animo e nelle tue bellissime giornate di sole.
-Smontando ti sporcherai di grasso, ti spezzerai le unghie, ti farai male, ma quando hai finito il lavoro non ricordi più il dolore e lo sporco perché la felicità è li sotto il tuo culo.
-Smontando cresce la tua esperienza su ogni campo meccanico, che ti servirà nel deserto infame ove potresti rimanere in panne.
-Smontando diventi parte della tua moto che conosci meglio del meccanico, che vede cento diversi motori al giorno e non comprende più il tuo.




Trascorsi i primi cinque anni sulla mia CB, durante i quali non ho fatto altro che cercare pezzi di ricambio e aggiustare alla meglio il guaio che puntualmente mi accadeva.
Le Bol D’or 1100  di quel periodo hanno un difetto sul sistema di avviamento, che è insufficiente o sottodimensionato per questa cubatura.
Il motore in questione, all’inizio fu progettato con una cilindrata di 750 cc. adattandolo ai diversi modelli che seguirono sulle orme del successo ottenuto dalla serie “ four k”  che spopolarono negli anni 70. Visto il successo di affidabilità e prestazioni che ebbero queste moto, alla Honda, intorno agli anni 80, decisero di progettare altre due cilindrate rispettivamente 900cc. e 1100cc.
Tranne alesaggio e corsa dei pistoni, diametro valvole, carburatori diversi, telaio maggiorato, sospensioni regolabili ecc. la pecca che sfuggì agli ingegneri giapponesi fu di adeguare il sistema di accensione del motore.
Infatti le cilindrate maggiori hanno anche un maggiore rapporto di compressione, in generale masse più grandi da muovere all’interno del motore, e quindi maggiore sollecitazione sul sistema di accensione quando questi motori venivano avviati. In pratica l’avviamento è lo stesso del motore di 750 cc.
Ti accorgi del difetto quando, dopo circa un anno di vita della tua moto, una bella mattina primaverile, decidi di saltare sul Bol D’or che hai lasciato fermo per un po’ in garage.
Sali sulla sua sella, infili la chiave di contatto e la giri. Spia rossa dell’olio accesa e spia verde del folle accesa, tiri la leva dell’aria fino allo scatto, apri il rubinetto della benzina, premi il pulsante di avviamento e…
“scroc… scroc… stunc” senti un rumore di ingranaggi che non ingranano affatto!
Il motore non parte e tu che non sai cosa fare, allora pensi che forse è la batteria troppo scarica o forse sono le spazzole del motorino di avviamento. Infine ti fai dare una spinta e la moto parte. Ma il difetto si ripete spesso soprattutto nelle partenze a freddo.
Ultimamente ho affinato la mia tecnica di messa in moto nel modo seguente:

-   partenza a freddo:
1.   aprire la benzina per almeno 2 min. prima di avviare il motore;
2.   tirare la leva dell’aria al max oltre lo scatto;
3.   dare piccoli colpetti sul pulsante di avviamento, senza toccare l’acceleratore finché non parte.

-   partenza a caldo:
1.   dare piccoli colpetti sul pulsante di avviamento, senza toccare l’acceleratore finché non parte.

In questo modo durerà molto più tempo la ruota libera e gli elementi ad essa collegati.

Presto rimpiangi la vecchia pedalina della messa in moto che non c’è più…
Dopo una serie di ricerche riesci a capire che, purtroppo, è un difetto di questo modello della Honda, e che non c’è niente da fare… a meno che, non ingrani la seconda, tiri la frizione, spingi il pulsante dello start lo lasci e contemporaneamente rilasci la frizione. A questo punto senti un rumore “clock” proprio dove ha sede il difetto, (sono i cilindretti della ruota libera che hanno grippato sull’albero motore, quindi ora lavorano bene!). Adesso devi solo mettere di nuovo in folle e premere lo start, e il motore si accende!!! (se non succede provare più volte).
Non è bello e funzionale fare tutte queste manovre per accenderla, però ti salva dal peggio del peggio, cioè spingere circa 300 Kg di moto su una strada in pianura!
Però quando sali su questa moto, vi assicuro, che ti dimentichi tutti i difetti che ha, perché si compensano con le sensazioni di guida che ti lascia cavalcandola.

Quando vidi il film “Indian la grande sfida!” dove “Anthony Hopkins”, interpreta  il grandissimo “eroe e dio della velocità Burt Munro”, un motociclista neo zelandese che passò tutta la vita a mettere a punto la sua “Indian Scout del 1930”, per stabilire il record di velocità su terra.
Durante una scena del film, Burt si trovò di fronte ad una banda di moderni motociclisti, che lo sfottevano perché aveva una moto troppo vecchia e “superata”, disse loro:
“dieci minuti su questa moto valgono come tutta la vita su una moto qualsiasi” .
Allora capii il perché ero terribilmente attratto dalla mia moto nonostante i suoi difetti e gli acciacchi dell’età.




Dopo alcuni anni passati a tribolare tra motorini di avviamento, ingranaggi sgranati, rulli e molle da sostituire ecc. quattro anni fa arrivò la svolta, trovai una CB 1100 F abbandonata in un auto-demolitore.
La moto era tutta rovinata dall’usura del tempo, aveva subìto  venti stagioni, prendendo sole, pioggia e freddo per tutti questi anni, procurandosi ruggine e incrostazioni, ma il motore aveva solo 25000  Km!
La vidi attentamente prima di acquistarla, e mi accorsi che aveva camminato per due o tre anni al massimo, dopodichè è stata ferma da qualche parte. C’erano dei dettagli, come gli specchietti originali, le frecce intatte, la strumentazione, i cavi della frizione, dell’acceleratore dell’impianto elettrico erano perfetti, a parte lo sporco.
La sella e il serbatoio, a parte uno strato di fango e polvere, nascondevano uno stato perfetto di conservazione, erano intatti. In pratica era meglio della mia, così presi un prestito e me la portai a casa.

Mi chiedevo se il motore si sarebbe acceso, se lo chiedevano anche i miei amici che seguivano la mia avventura con curiosità. Mi feci portare la moto in garage, per farlo la caricarono su un carro attrezzi, coricandola sul lato destro, allora dissi di fare piano perché potevano danneggiare il coperchio del rotore.

(piccolo consiglio per chi non sa come smontare il rotore senza usare l’estrattore e quindi evitare il danneggiamento di questo prezioso ed ormai introvabile pezzo della nostra moto:
prendere la vite perno della ruota posteriore ed avvitarla al centro del rotore. Dopo alcuni giri, come per magia, il rotore si staccherà dall’albero motore intatto).

Dissi di mettere una coperta tra la moto e il pianale, ma quel tipo non mi rispose, e a me rodeva il culo visto che sapevo quanto è delicato quel pezzo del motore. Il tipo disse:
“Dove la devo portà… ndò n’amo?”
Dissi di seguirmi, anticipandolo con la macchina…
Quando finalmente avevo il mio oggetto dei desideri sotto casa, presi gli attrezzi e iniziai a prepararla per metterla in moto. Buttai la vecchia batteria e la sostituii con quella della mia moto, sostituii anche il serbatoio visto che il suo era pieno di un liquido marrone puzzolente e torbido.
Girai la chiave di contatto per vedere se l’impianto elettrico funzionava, tolsi le candele e feci girare il motorino di avviamento per controllare se la scintilla sull’elettrodo delle candele era regolare. Pulite le candele le avvitai nella testata, aprii la benzina e la leva dell’aria… il motore non si accese.
Purtroppo non si accese, ma avevo potuto constatare che non era grippato, quindi non mi persi d’animo ed iniziai subito i lavori di restauro.
Mi feci prestare un box e cominciò la mia odissea smontando e rimontando due moto, documentando il tutto con delle “foto ricordo”.
Dopo aver messo le due moto affiancate, le confrontai, mi accorsi che gli otto proprietari della mia moto, che avevo da cinque anni, avevano cambiato tantissime parti originali, bulloni compresi, e della super Bol D’or 1100 F non c’era rimasto un granché.
Ma ora potevo ricostruirmela da solo.


Per prima cosa scrissi una lista di cose da fare, che descriveva solo una piccola parte di tutto il lavoro che faticosamente e felicemente svolsi, senza accorgermi del tempo che trascorreva e della fame e della stanchezza che avevo durante le nottate passate nel box.
Il mio entusiasmo era alle stelle, al punto di trattenere la pipì fino a quando non ce la facevo più. Non avevo tempo da perdere, nemmeno per una pisciata, quindi mi ero attrezzato con delle bottiglie vuote di latte per farcela dentro. Ricordo che nel film che ho citato precedentemente, Burt, aveva risolto il problema di urinare, facendola addosso all’albero di limoni che aveva in giardino.





Dovevo smontare, vedere, capire e riparare o sostituire. E poi non vedevo l’ora di accendere quel motore che aveva solo quei pochi chilometri di vita.
Mentre osservavo le due moto per capire il lavoro da fare, scrissi questa lista…

scarica l’olio dai due motori
inizia lo smontaggio della moto da restaurare
stacca i cavi delle candele e lasciali attaccati alle bobine
stacca le bobine segna la posizione dove andranno rimontate
stacca il cavo del motorino di avviamento
stacca il filo elettrico del bulbo dell’olio
stacca il cavo dell’alternatore
stacca il cavo che va dentro il sistema di accensione
stacca i cavi dell’acceleratore, della frizione e dell’aria
togli tutte le fascette dei collettori dei carburatori e filtro   aria
togli il pignone e la catena di trasmissione secondaria
togli le marmitte collettori supporti ecc.
togli le pedane
togli i bulloni che supportano il motore, fai attenzione alla posizione dei tamponi in gomma che smorzano le vibrazioni del motore
stacca tutti i cavi elettrici fai attenzione alle posizioni dei morsetti sotto la sella e segna le loro posizioni con lettere o numeri
denuda completamente il telaio staccando anche il forcellone posteriore che dovrai verniciare in grigio metallizzato (nel caso di una super bol d’or)
prepara il telaio alla verniciatura scartavetrandolo bene o meglio facendolo sabbiare
dopo averlo verniciato inizia la fase di smontaggio dei pezzi da prelevare alla moto che hai acquistato
ogni pezzo va pulito con spazzola d’acciaio per togliere le incrostazioni del tempo e poi verniciato o semplicemente lucidato
anche il motore va scrostato pulito e verniciato o lucidato
pulisci i carburatori con petrolio bianco, diluente nitro stracci, e compressore
lubrifica con un velo d’olio le filettature dei bulloni prima di rimontarle
procura scatoloni dove puoi catalogare i pezzi e riporli prima del montaggio
metti un tappeto sotto il telaio
metti il motore in terra coricato sul lato dell’alternatore che tocca in terra
visto che il motore è molto più pesante del telaio conviene montare quest’ultimo infilandolo sul motore
con molta pazienza infila i due perni posteriori del motore sul telaio senza stringere i bulloni
a questo punto puoi mettere la moto dritta sul cavalletto centrale, e sotto la coppa del motore metti un piccolo sollevatore idraulico
ora puoi mettere gli altri bulloni di supporto del motore facendo attenzione ai tamponi in gomma
metti il filtro aria e i carburatori
metti il radiatore dell’olio
metti l’olio nel motore
rimetti tutti i cavi sia elettrici che meccanici
smonta e pulisci il cavo elettrico generale e segna le posizioni delle fascette di ancoraggio al telaio
collega la batteria e controlla il corretto funzionamento delle luci ecc.
dopo aver verniciato le restanti sovrastrutture cioè  serbatoio codino ecc. puoi rimontarle
prima di mettere in moto il motore togli le candele per sostituirle, e fai girare il motore per qualche secondo senza le candele e quindi senza compressione, mettendo pochissimo olio sbloccante attraverso i fori delle candele e dei fori degli scarichi. farlo girare almeno fino a quando non si spenge la spia della pressione dell’olio, (cosi puoi verificare se la pompa dell’olio funziona)
monta gli scarichi
gira la chiave di contatto…
…se è tutto a posto premi il pulsante di avviamento e…


Non so descrivere cosa si prova a mettere in moto un motore che è stato fermo per circa 20 anni.
Il motore è partito dopo qualche tentativo, ed ha emesso un suono corposo cupo e privo di rumori anomali.
ERO FELICE!!! avevo finalmente una moto del 1981 con soli 25000 Km!!!
Ero felice anche perché fino a poco prima avevo fatto un salto nel buio, cioè non sapevo se il motore funzionasse o no! Ma smontando i carburatori, avevo capito il motivo per il quale, la prima volta che provai ad accenderlo non ci ero riuscito.
I carburatori, infatti, erano intasati, avevano i getti della benzina otturati da residui rugginosi, che non facevano passare il carburante. Ma dopo una scrupolosa pulizia avevo eliminato il problema.
Ora avevo sotto i miei occhi quella massa di alluminio e acciaio che fino a ieri era priva di vita, non vibrava, non respirava, non faceva nessun rumore, e adesso lo sentivo cantare  nelle mie orecchie, era di nuovo vivo, e mi ringraziava per la cura che gli avevo dato e per averlo svegliato dal coma profondo durato venti anni.
Passai le settimane successive a collaudare la moto, a mettere a posto le sospensioni posteriori, l’impianto elettrico, ed infine dopo due settimane affiora il primo segno del danno provocato dal tempo o da me quando rimontai la moto.
Il nuovo motore girava benissimo, ogni giorno di più, ma l’unico difetto era che quando parcheggiavo la moto per un po’ di tempo si formavano delle macchie d’olio sotto il carter-motore lato sinistro, esattamente sotto il pignone della catena di trasmissione secondaria.
Era il paraolio del pignone in questione?…

Che cosa è un paraolio di fronte a tutta questa avventura?
Niente… assolutamente niente, anche se avessi guai più seri, nulla è paragonabile a quello che provo quando guardo il risultato di tutta la mia fatica, per non parlare di quando guido quello che mi sono ricostruito partendo dal telaio nudo.
Tutto questo non ha prezzo e se potessi lo rifarei da capo, procurandomi due moto e una serie di cicatrici sulle mani.

Luciano il “mago” era un meccanico, o meglio è il Meccanico che tutti i motociclisti vorrebbero conoscere, è un amico un consulente, l’esperto, il direttore d’orchestra che dirige tutte le parti del tuo motore e lo fa suonare veramente.
Affidai la mia creatura al “mago” che si prese cura della mia CB.
Oltre alla messa a punto delle valvole e dei carburatori, Luciano constatò che la perdita di olio non era causata dal paraolio, ma semplicemente dal fatto che avevo montato al contrario un gommino che sta sul rocchetto della catena, in pratica è bastato girarlo.
Grazie a “Luciano il mago” ora la mia moto è perfetta.

Guidare una vecchia moto da sensazioni uniche.
Oggi se ti compri una moto, che sia una CBR, o una R1, una ZX10R, GSXR… ti accorgi che vicino ai semi manubri in corrispondenza delle canne della forcella, ci sono viti di regolazione per settare a tuo piacimento la sospensione anteriore, stessa cosa per il monoammortizzatore posteriore. Inoltre i motori sono gestiti da una bella centralina elettronica che regola alla perfezione tutto, proprio tutto quello che concerne il mondo elettrico della tua moto.
E il telaio?, il telaio dov’è!? Niente paura ora c’è una bella carenatura che ti ripara dagli “spifferi” del vento, i tubi sono celati da un pezzo di plastica ben verniciato con due o tre tinte diverse, per accentuare il disegno sinuoso e aerodinamico della carena protettiva come una mamma.
Vuoi toccare i trecento all’ora in poco più di una manciata di secondi? Basta aprire a manetta e fare corpo unico con la tua carena, poi? cosa è successo? cosa hai visto oltre la lancetta del contagiri toccare la zona rossa e il contachilometri che segnava ~290 Km/h?
E’ stato semplice, piegare in una certa curva, perché tutto è perfettamente regolato, i freni, le sospensioni, il motore che non perde un colpo, la moto sembra leggera e accogliente come una bicicletta.

Quando sono salito sulla Bol ’dor, guardando i semi manubri vidi che anche qui, c’erano le canne della forcella regolabili mediante una manopola per ogni canna con una sequenza di numeri da uno a quattro.
Stessa cosa negli ammortizzatori posteriori, ci sono delle possibili regolazioni da fare. Purtroppo, se tentate di recuperare qualcosa da questi numeretti, perderete presto le speranze guidando poi la moto.
Le vecchie moto, non ti permettono tanto sul fronte della tenuta o della frenata, ma guidandole si capisce subito che all’epoca certe prestazioni  le dovevi conquistare da solo. Mediante l’esperienza si acquistava la piena conoscenza del mezzo, che in un dato momento dovevi controllare con la testa e con il cuore. Saper dosare la manopola del gas, saper frenare al limite, saper piegare al massimo la  moto, non dipendeva solo dal tipo di pneumatici che avevi montato, ma soprattutto da te che cercavi ogni giorno di capire quale erano i limiti possibili della tua motocicletta.
Queste moto e i loro difetti, erano la scuola migliore per ogni pilota.
Forse questa è una ragione in più che ancora oggi mi da quel sapore di sfida e mi insegna qualcosa, ogni volta che salgo in sella ad una moto d’epoca.

Orrore su internet!!

Dopo questa storia, dove al centro, insieme alla motocicletta, c’è la passione, l’amore per la meccanica, e per questo modello di moto, rimasi folgorato da una triste realtà.

Un giorno, navigando in internet, alla ricerca di appassionati della “CB”, scoprii un sito olandese, sbirciando per le pagine, sembrava il solito sito del club “raduna fanatici” di un certo tipo di moto.
C’erano le foto di un raduno, dove si potevano osservare varie trasformazioni, o meglio trasfigurazioni della mitica “bol d’or”.
Alcuni avevano sostituito l’alternatore originale con quello di qualche altra moto, o peggio ancora di qualche automobile, per non parlare delle carrozzerie, trasformate a seconda della fantasia del proprietario, (alcune moto sembravano mucche!).
Ma il peggio del peggio venne quando scaricai alcuni filmati del raduno, dove quattro moto, messe una di fronte all’altra come una croce, con le ruote anteriori a contatto l’una con l’altra, emulavano la sgommata della ruota posteriore, meglio conosciuta come il “burn-out”, producendo la solita e inutile fumata bianca con relativa distruzione del pneumatico.
In un altro filmato notturno, un biker rimase a fare il burn-out fino a far incendiare il pneumatico posteriore, regalando una pirotecnica scena di fuoco. Il motore emetteva lamentose urla, mentre la testata i cilindri non potevano raffreddarsi, visto che la moto era ferma.
Tutto si faceva incandescente, e parti come la frizione, la distribuzione, le valvole e in generale il gruppo termico del motore, veniva torturato e messo a durissima prova di affidabilità.
Vedendo tutto questo, mi sono sentito male, sembrerò esagerato, però visto che ho smontato, pulito e rimontato tutti bulloni di questa moto,
forse mi sono affezionato un po’ troppo, e questa è la mia giustificazione per disapprovare queste inutili deturpazioni.                                                           




Dieci anni fa la moto era più o meno in queste condizioni, (colorazione grigio metallizzato) oggi è diventata Rossa e bianca ed è quasi completamente originale… una “Honda CB 1100 Super Bol D’or”, grazie alla livrea acquistata  da Marco.



Con questa foto vi saluto, spero i suggerimenti servano a tutti noi che abbiamo una ossessione motocicletta chiamata HONDA CB…


Riccardo Leonardi.





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