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Autore Discussione: Novelle sparse, di Gabriele d'Annunzio  (Letto 104 volte)
Curvator cortese
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« inserita:: Febbraio 07, 2012, 07:31:40 pm »

Sicuramente un libro gradevole da leggere, al di là delle preclusioni che hanno relegato l'autore per troppi anni nella nicchia-rifiuto del "politicamente scorretto"

Vi mando una piccola recensione tratta da internet:


Titolo: Novelle sparse
 Autore: Gabriele D’Annunzio
 Editore: Bel-Ami edizioni
 Pagine: 240
 Prezzo: € 10,00
 Pubblicazione: dicembre 2010
 ISBN: 978-88-9628-910-5

Valutazione Libri Consigliati: da non perdere.
 
Sebbene sia meglio non dar mai nulla per scontato, soprattutto quando ci si addentra nel campo della “cultura mediaâ€, si può affermare che pochi siano coloro che non conoscano Gabriele D’Annunzio, se non altro per averlo sentito nominare, più o meno frettolosamente, durante gli anni della scuola superiore. Pur essendo uno scrittore “da manualeâ€, essendo inserito obbligatoriamente nei programmi ministeriali inerenti la letteratura italiana, il poeta abruzzese si legge poco e si studia male, e più che per la sua poetica e il suo stile egli è ricordato in genere come l’autore di un romanzo decadente e gaudente e, soprattutto, per il suo interventismo e i suoi rapporti con il fascismo. “Tutti lo conoscono, ma pochi hanno letto a fondo le sue opereâ€, ha affermato Giordano Bruno Guerri, e questo ha fatto sì che per anni su D’Annunzio la critica letteraria abbia avuto lo stesso atteggiamento pregiudiziale che la critica artistica ha avuto sul movimento del Futurismo, entrambi massime espressioni della letteratura e dell’arte del primo Novecento Italiano che la politica, ovunque presente in Italia, ha impedito a lungo di apprezzare pienamente e genuinamente.
 
Oggi l’atteggiamento della critica nei confronti dell’opera del poeta abruzzese sta cambiando e si spera che, anche a livello di cultura di massa, lo scrittore possa portare alla mente non solo la città di Fiume, ma anche capolavori come Le vergini delle rocce e La figlia di Iorio. O, ancora, come le novelle, pubblicate tra il 1884 e il 1888, quando ancora D’Annunzio non era assurto alla massima fama e scriveva per i giornali, spesso sotto pseudonimo. Queste novelle sono state pubblicate in una raccolta, curata da Srecko Jurisic per l’editore Bel-Ami, in un libro che sarà grandemente apprezzato dagli amanti del poeta e, per coloro che ancora non lo conoscessero o lo conoscessero poco e male, costituirà una deliziosa sorpresa, tanto risulta piacevole la lettura degli scritti raccolti in Novelle sparse. Queste ultime rivelano un D’Annunzio, sotto certi punti di vista, sconosciuto: ritroviamo la sua splendida prosa, le ecfrasis che disegnano di fronte ai nostri occhi di lettori suntuose suppellettili e corpi di donne bellissime, e scopriamo, altresì, un aspetto della sua personalità di scrittore finanche sottostimato. Colpiscono novelle come Cari penates, Gl’Incompresi, Il tesoro dei poveri per una certa atmosfera e caratterizzazione dei personaggi che potremmo definire quasi verghiana. La vecchia zia abbandonata dai nipoti arrivisti, l’ex moglie del medico disonorata per aver amato e non aver tradito, i poverelli che si scaldano al fuoco di un’illusione sono figure drammatiche, di quella drammaticità non teatrale e sbruffona ma sommessa e silenziosa come un sussurro, che ricorda fortemente le novelle del Verga.
 
D’Annunzio, in queste novelle, riesce anche a muovere al riso i suoi lettori. L’epistolica avventura della contessa di Màllare, Autobiografia di una sigaretta, English Spoken, sono storie divertenti e gradevoli, incredibilmente fresche nello stile e nella trama, e ci mostrano uno scrittore che, dietro il divertissement, ci fornisce della classe nobiliare, soprattutto romana, un quadro davvero desolante. Baroni e contesse, marchesi e duchesse sono immersi in ambienti che D’Annunzio descrive minuziosamente, non tralasciando il minimo dettaglio di una stoffa pregiata, la minima sfumatura del colore di un incarnato. Ma, di contro a tanta ricchezza, vi è un vuoto, una pochezza in questi uomini e in queste donne inversamente proporzionale alla ricchezza che li circonda. E forse, proprio per questo il loro mondo è tanto più brillante e luminoso: solo così possono nascondere la banalità delle loro esistenze, la noia mortale delle giornate, la freddezza degli amori e la trivialità degli adultèri. Sospiri e romantiche parole escono dalle loro labbra come fossero su un palcoscenico e, soprattutto le donne, sono creature che, seppure bellissime e delicate, posseggono una spregiudicatezza degna di una moderna manager o di un killer (si legga a riguardo Pendolin, una delle novelle più divertenti dell’intera raccolta). In Un ricevimento baronale la marchesa Elena divide il mondo in due categorie: i nobili e i pezzenti; ma tale differenziazione non le servirà, quando scoprirà suo marito tradirla in un luogo dedito a questo tipo di incontri. La differenza tra nobili e pezzenti sembra, in alcuni passi, limitata solo al candore delle carni dei primi rispetto alla callosità delle mani dei secondi; ma i nobili sanno trasformare un teatro in una piccionaia come farebbero dei comuni plebei e sanno utilizzare un vocabolario colorito quanto quello di un pizzaiolo e di un pescivendolo. La battuta di caccia è l’unica guerra a cui prenderanno mai parte, ma nessuno li sottrarrà al destino comune anche ai senzatetto, ovvero quello di vivere di illusioni.
 
Le Novelle sparse sono, dunque, non solo l’occasione ideale per riscoprire (o iniziarsi alla lettura) di questo grande scrittore italiano in modo spontaneo e non mediato dai luoghi comuni, ma costituiscono altresì una lettura fonte di diletto e di piacere, dove la bellezza della prosa dannunziana si coniuga a trame sempre capaci di strapparci un sorriso. O anche una lacrima. In entrambi i casi il consiglio è di godere pienamente di questa lettura perché, come affermava D’Annunzio, “non chi più soffre, ma chi più gode, conosceâ€.
 
Saba Ercole per Libri Consigliati
 
L’AUTORE
 



Gabriele D'Annunzio
 
Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da famiglia borghese. Compie gli studi liceali nel collegio Cicognini di Prato, distinguendosi sia per la sua condotta indisciplinata che per l’accanimento nello studio. Già negli anni di collegio, con la sua prima raccolta poetica Primo vere, ottiene un precoce successo in seguito al quale inizia a collaborare ai giornali letterari dell’epoca. Nel 1881 si trasferisce a Roma dove conduce una vita sontuosa, ricca di amori e avventure. In breve tempo, sfruttando il mercato librario e giornalistico e orchestrando intorno alle sue spettacolari iniziative pubblicitarie, il giovane D’Annunzio diviene figura di primo piano della vita culturale e mondana romana. È di questo periodo la produzione di squisite novelle che dal 1884 al 1888 recensisce su quotidiani dell’epoca. Fra le sue opere citiamo: Primo vere (1879), Il piacere (1889), Le vergini delle rocce (1895), Alcyone (1903), La nave (1908), Forse che sì forse che no (1910), Notturno (1916). Muore a Gardone Riviera nella villa di Cargnacco il primo marzo 1938.
 


« Ultima modifica: Febbraio 07, 2012, 07:35:53 pm da Curvator cortese » Registrato

Et neuna cosa, quanto sia minima,
può avere cominciamento o fine senza queste tre cose, cioè:
senza potere,
et senza sapere
et senza con amor volere.
(da statuto corporativo trecentesco del Comune di Siena)
bob
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« Risposta #1 inserita:: Febbraio 07, 2012, 08:48:57 pm »

Da aggiugere alla lista dei "leggendi"
« Ultima modifica: Febbraio 07, 2012, 08:53:29 pm da bob » Registrato

Roberto
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