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Autore Discussione: «È il crollo di un mondo. Forze immense stanno per scatenarsi»  (Letto 255 volte)
azucarillo
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« inserita:: Gennaio 18, 2012, 07:59:26 am »

Forse questo Lordon  ci ha visto giusto e ciò che Nino (grazie!) ci riporta dalla Sicilia non è che la dimostrazione di quanto predetto in questo articolo.
Dire la verità è vietato. State attenti quando sentirete la parola "populista", vuol dire che stanno cercando di azzittire qualcuno che dice le cose come stanno.

di Frédéric Lordon
traduzione di Maurizio Blondet

Così parla Frédéric Lordon, famoso economista francese, direttore delle ricerche del CNRS, in una lunga intervista alla Revue des Livres. A proposito delle forze che stanno per scatenarsi, ecco cosa prevede:

«Se, come si poteva prevedere dal 2010 col lancio dei piani di austerità coordinati, lo scacco annunciato conduce ad un’ondata di default sovrani, seguirà immediatemente il collasso del sistema bancario (o li precederà, per semplice effetto d’anticipazione degli investitori); e questo, contrariamente a quello del 2008, sarà irrecuperabile, perchè gli Stati (che hanno salvato le banche nel 2008, ndr) sono finanziariamente a terra. Allora non resterà altra alternativa che l’emissione monetaria massiccia, oppure l’esplosione della zona euro se la Banca Centrale Europea (e la Germania) rifiutano questa prima soluzione.

«In un week-end cambierà letteralmente il mondo e vedremo cose inaudite: re-instaurazione del controllo sui capitali, nazionalizzazioni-lampo o addirittura requisizioni di banche, riarmo delle Banche Centrali nazionali – misura che segnerà da sè la fine della moneta unica – la dipartita della Germania seguita da qualche satellite, la costituzione di un blocco euro-sud oppure il ritorno alle monete nazionali. Quando avverrà? Nessuno può dirlo con certezza (...) ma tra sei o dodici mesi, quando s’imporrà la constatazione della recessione generale, risultante dalla austerità generalizzata, e gli investitori vedranno salire irresistibilmente le ondate dei debiti pubblici che si supponeva di arrestare con le politiche restrittive, la consapevolezza dell’impasse totale che albeggerà in quel momento porterà gli operatori stessi a dichiarare una ‘capitolazione’, ossia  alla loro fuga massiccia dai mercati-titoli, e per il gioco dei meccanismi di propagazione creati dalla finanza liberalizzata, una dislocazione totale dei mercati dei capitali, in tutti i settori.

«E nel frattempo si accumulano le tensioni politiche – fino al punto di rottura? Come ogni soglia critica a livello storico-sociale, non si sa in anticipo dove essa si trova nè cosa ne determina il superamento. La sola cosa certa è che la spossessione generalizzata della sovranità (per opera della finanza come dell’Europa neo-liberale) taglia in profondità i corpi sociali... i corpi sociali aggrediti dal liberalismo finiscono sempre per reagire, e a voltre brutalmente, in proporzione a quello che in precedenza hanno sopportato e accumulato (...). Non si possono lasciare i popoli durevolmente senza soluzione di sovranità – sia nazionale o d’altro tipo – senza che la recuperino a tutta forza e in forme che non saranno belle da vedere.

«... Quella che vien chiamata ‘crisi dell’euro’ non è in prima istanza una crisi monetaria. Una delle stranezze degli eventi attuali è che la moneta europea non viene rifiutata affatto, nè dai residenti della zona nè dagli investitori internazionali, e lo dimostra la paritò euro-dollaro, che a parte qualche fluttuazione, si mantiene. È un fatto: non c’è (per ora) fuga dall’euro. Se ci sarà, sarà come sviluppo terminale di una crisi la cui natura è altra. Quale? La risposta è che si tratta di una crisi istituzionale.

«È il quadro istituzionale della moneta unica, come comunità di politiche economiche, che minaccia di volare a pezzi in seguito a crisi finanziarie aventi come epicentro i debiti pubblici e le banche. Se l’euro esplode, sarà per default sovrani che trascineranno crolli bancari – a meno che questi non vengano prima, per anticipazione dei default sovrani. In ogni caso il cuore della cosa sarà ancora una volta il sistema bancario, e l’impossibilità di lasciarlo andare in rovina, perchè la rovina totale del sistema bancario ci porterebbe in cinque giorni all’equivalente ineconomia dello stato di natura.  Ma ciò non deve significare ‘rimetterlo sui binari per un altro giro’, senza cambiarne le regole.

«Anzi, approfitto per dire che, dopo avermi fatto per lungo tempo paura, la prospettiva di questo collasso quasi quasi mi piace, perchè creerà infine l’occasione di nazionalizzare integralmente il sistema bancario per pura e semplice requisizione (senza indennizzo) (...). Nell’ipotesi del collasso bancario, si tratta di sapere quale sarà – in assenza degli Stati, essi stessi rovinati – l’istituzione capace di organizzare la riattivazione delle banche per far loro riprendere l’attività di fornitura del credito. In questa ipotesi, non ne resta che una: la Banca Centrale Europea. Non dovrà solo assicurare alle banche un sostegno di liquidità (lo sta già facendo) ma liberarle degli attivi svalorizzati e ricapitalizzarle. Inutile dire che, data la scala del settore bancario intero, si tratta di un’operazione di creazione monetaria massiccia a cui bisognerà consentire. La BCE è pronta a questo? Sotto l’egemonia tedesca, direi di no. Ma l’urgenza estrema di restaurare nella loro integrità gli incassi monetari e di ristabilire il funzionamento del sistema di pagamenti richiederà un’azione ‘in giornata’! Significa che le lunghe tergiversazioni per ‘parlare ai nostri amici tedeschi’ o rinegoziare un trattato, saranno sparite dalla lista delle soluzioni pertinenti. Di fronte a quelli che si devono identificare come interessi vitali del corpo sociale, uno Stato, di fronte al non-volere della BCE, prenderebbe immediatamente la decisione di riarmare la propria Banca Centrale per farle emettere moneta in quantità sufficiente e ricostituire al più presto un troncone di sistema bancario capace di operare. La Germania, osservando nella zona una o due fonti di creazione monetaria fuori controllo, ossia di euro impuri suscittibili di corrompere gli euro puri di cui la BCE ha sola il privilegio di emissione, decreterebbe immediatamente l’impossibilità di restare in una tale ‘unione’ monetaria divenuta anarchica e l’abbandonerebbe subito, per rifare un blocco con qualche seguace selezionato sul momento (Austria, Olanda, Finlandia, Lussemburgo). Quanto alle altre nazioni, dovranno allora scegliere fra ricostituire un blocco alternativo oppure tornare ciascuna al proprio destino monetario; la Francia cercherà in tutti i modi di imbarcarsi con la Germania, senza la minima sicurezza di essere accettata a bordo (...)».

Se volete leggere il resto, qui:

«Nous assistons à l’écroulement d’un monde, des forces immenses sont sur le point d’être déchaînées», entretien avec Frédéric Lordon
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« Risposta #1 inserita:: Gennaio 18, 2012, 08:24:01 pm »

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« Risposta #2 inserita:: Gennaio 19, 2012, 09:49:22 am »

è un pò complesso da capire per chi non è del settore........ io non lo sono infatti, però io al contrario di molti (forse proprio perchè non ci capisco molto) mi chiedo, e se l'€ andasse a puttane e ci trovassimo tutti a rimettere le nostre monete nazionali?? che succederebbe?? onestamente non sono mai stato un fan dell'euro, la moneta unica a parer mio è stata la rovina d'italia, forse avremmo dovuto fare come l'inghilterra e tenerci la nostra amata lira, che con il suo valore inferiore al dollaro ci avrebbe sicuramente assicurato un futuro o nel caso un passato (guardando gli anni addietro...) al contrario degli altri paesi della zona euro, il nostro sistema economico è basato sull'esportazione, noi siamo un paese che vive o dovrebbe vivere di turismo e di esportazione, cosa che negli ultimi 10 anni è calata drasticamente, il motivo è semplice, le nostre merci sono diventate costosissime anche per i paesi più ricchi, il dollaro vale meno dell'euro e i paesi che adottano l'euro non hanno più il potere economico che gli permette di comprare da noi o anche solo investire da noi.... il nostro futuro quindi a parer mio (magari però non c'ho capito na mazza.....) è il ritorno alla lira, al cambio meno forte, insomma tornare ad essere i cinesi d'europa.....
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« Risposta #3 inserita:: Gennaio 19, 2012, 10:04:25 am »

è un pò complesso da capire per chi non è del settore........ io non lo sono infatti, però io al contrario di molti (forse proprio perchè non ci capisco molto) mi chiedo, e se l'€ andasse a puttane e ci trovassimo tutti a rimettere le nostre monete nazionali?? che succederebbe??
Una svalutazione secca del 40%,più default.
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« Risposta #4 inserita:: Gennaio 19, 2012, 10:52:18 am »

è un pò complesso da capire per chi non è del settore........ io non lo sono infatti, però io al contrario di molti (forse proprio perchè non ci capisco molto) mi chiedo, e se l'€ andasse a puttane e ci trovassimo tutti a rimettere le nostre monete nazionali?? che succederebbe??
Una svalutazione secca del 40%,più default.
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« Risposta #5 inserita:: Gennaio 19, 2012, 10:59:02 am »

Con conseguente aumento delle esportazioni (e non solo) che abbiamo ceduto alla Germania usando l'euro forte.
Dipende da che cosa si ha da vendere.
La tecnologia a basso costo che abbiamo non è per niente competitiva,per non parlare del resto.
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« Risposta #6 inserita:: Gennaio 19, 2012, 11:12:24 am »

Citazione
Dipende da che cosa si ha da vendere.

Prodotti enogastronomici...credo.

Auspico il default,così smetterò di fare il tabaccaio e comincerò a lavorare la terra e a costruire muretti a secco, a saldare,a lavorare il legno... love4

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« Risposta #7 inserita:: Gennaio 19, 2012, 11:15:28 am »

è un pò complesso da capire per chi non è del settore........ io non lo sono infatti, però io al contrario di molti (forse proprio perchè non ci capisco molto) mi chiedo, e se l'€ andasse a puttane e ci trovassimo tutti a rimettere le nostre monete nazionali?? che succederebbe??

Il primo esempio che mi viene e': prova un po' a pensare quanto pagheremmo la benzina con una lira che nei confronti del dollaro e' sempre stata un vaso di coccio tra vasi di ferro... almeno con un euro che, tutto sommato, mantiene una buona quotazione sul dollaro (ricordo tempi in cui 1€ valeva 0,85$), col petrolio ci 'salviamo'..
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« Risposta #8 inserita:: Gennaio 19, 2012, 11:36:14 am »

Ma quando il petrolio è costato di meno, te ne sei mai accorto quando sei andato a fare benzina?

Nella vita reale i conti non tornano.

Le accise son troppe.
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« Risposta #9 inserita:: Gennaio 19, 2012, 12:03:21 pm »

Con conseguente aumento delle esportazioni (e non solo) che abbiamo ceduto alla Germania usando l'euro forte.
Dipende da che cosa si ha da vendere.
La tecnologia a basso costo che abbiamo non è per niente competitiva,per non parlare del resto.

Non è vero, la tecnologia in Italia è molto più  avanti di quello che sembra. Il problema è che il know how, a caus della globalizzazione, si sta trasferendo, insieme alla produzione e quindi al lavoro, all'estero.
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« Risposta #10 inserita:: Gennaio 19, 2012, 12:06:15 pm »

Ho detto  che non è competitiva,non inefficace.Numeri e costi di produzioni ci sini contro e lo sarebbero anche con una svalutazione pesante.
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« Risposta #11 inserita:: Gennaio 19, 2012, 12:10:22 pm »

ma infatti il problema del carburante non penso sia dovuto al cambio dollaro-lira, cavolo sulla benzina ci paghiamo ancora la tassa per i disastri del 1915 (approssimativamente)..... la benzina che sale non sono altro che tasse messe dallo stato... se lo stato togliesse tutte ste tasse la benzina protrebbe venire anche 2.500 LIRE ci guadagneremmo tutti lo stesso.......

con la lire al cambio più basso dell'euro e del dollaro ci guadagneremo in turismo, esportazioni alimentari, tecnologia, vestiario, mobili, e tutto quello che in italia viene prodotto, gli investitori esteri tornerebbero ad investire qui da noi.....(come noi facciamo in polonia) le industrie forse tornerebbero in patria (ma forse quella è una questione diversa non so...)
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« Risposta #12 inserita:: Gennaio 19, 2012, 12:39:45 pm »

Hai presente come stanno in Polonia,dove investono gli stranieri?
Le tasse per la guerra d'Africa cambierebbero nome ma rimarrebbero,il mondo occidentale oggi funziona così.In tutta Europa i carburanti costano in modo simile ed io preferirei vivere ovunque tranne che nei Paesi ex Comunisti.  wave
« Ultima modifica: Gennaio 19, 2012, 12:55:03 pm da Empirico » Registrato

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« Risposta #13 inserita:: Gennaio 19, 2012, 12:45:39 pm »

Ho detto  che non è competitiva,non inefficace.Numeri e costi di produzioni ci sini contro e lo sarebbero anche con una svalutazione pesante.
Ci sono contro a causa di una politica economica sbagliata  tra cui l'adozione dell'euro-marco che, col cambio, ha favorito nettamente la Germania.
In Cina, il cambio con le altre valute è deciso dallo stato, per questo i costi sono molto bassi, e non dal mercato come nei paesi in balia della speculazione finanziaria.
Una svalutazione pesante renderebbe più competitivi i prodotti italiani ed una politica protezionistica fermerebbe gli spostamenti delle produzioni e l'invasione da parte dei prodotti cinesi (e non solo).
La produzione ed i suoi prodotti in Italia costano cari per questo motivo.
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« Risposta #14 inserita:: Gennaio 19, 2012, 12:56:01 pm »

Sono d'accordo,non basterebbe la svalutazione,ci vorrebbe anche competitività,a vario titolo.
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